Per anni ha lottato con ogni sua energia per dare giustizia ai familiari delle 140 vittime della Moby Prince, il traghetto che prese fuoco dopo una collisione con una petroliera nella rada del porto di Livorno. Loris Rispoli, già presidente del “Comitato Moby Prince 140”, ha incarnato quella battaglia sacrosanta, riuscendo a tenere viva la memoria dopo più di trent’anni. Rispoli si è spento a Livorno a 69 anni senza aver ottenuto quella verità che desiderava con tutte le proprie forze. Loris era il fratello di una delle persone che lavoravano sulla Moby Prince, Liana Rispoli, 31 anni, che perse la vita nel terribile incendio divampato sulla nave,.
Il ricordo commosso del sindaco di Livorno Luca Salvetti. “C’è un volto che poi diventerà per me molto familiare, impossibile da dimenticare – scrive il primo cittadino sui propri canali social -: è il volto di Loris Rispoli, fratello di una delle ragazze che lavorano sul Moby. Lui abbraccia la madre, dalla banchina guarda verso l’imboccatura del porto, aspetta notizie certe ma è come se avesse già capito tutto, i suoi occhi sono lo specchio del dramma”. “Così negli anni 90 ho descritto il primo incontro con una persona speciale che con gli anni è diventato un amico e con il quale ho percorso un lunghissimo cammino di vita e un’esperienza umana, giornalistica e poi da sindaco legata al Moby Prince e al dramma del 10 aprile 1991. Ciao Loris sarai sempre con me e con tutti i livornesi”.
“La morte di Loris è una perdita che colpisce non solo i familiari delle 140 vittime, ma tutta la comunità toscana e nazionale che in lui ha riconosciuto un uomo di straordinaria dignità, determinazione e umanità”, ha detto il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. “La tenacia e la lucidità di Loris hanno contribuito in modo fondamentale a mantenere viva negli anni l’attenzione sul più grave disastro della marineria italiana dal dopoguerra. Loris ha saputo trasformare un dolore personale immenso in un impegno civile esemplare, diventando la voce di un’intera comunità ferita. La sua forza morale, la sua costanza e la sua capacità di unire sono state determinanti per mantenere aperto un percorso di verità che la Toscana ha sempre sostenuto. A nome mio e della Regione Toscana mi stringo alla sua famiglia e a tutti coloro che hanno condiviso con lui questa lunga e difficile battaglia”.
“Ho avuto l’onore di conoscerlo personalmente nel periodo in cui sono stato presidente della prima Commissione parlamentare d’inchiesta sul Moby Prince”, dichiara Silvio Lai. “In quei mesi difficili e intensi, quanto illuminanti, Loris ha svolto un ruolo chiave nel rapporto tra i familiari, le istituzioni e la società civile: la sua determinazione ha contribuito in maniera decisiva a far nascere e operare la Commissione. Non fu soltanto un interlocutore: incarnò l’impegno costante per la verità. Aiutò a tenere viva l’attenzione, a smuovere resistenze, a spiegare il valore della memoria. Non ha mai accettato le mezze verità, non si è mai rassegnato alle versioni comode, non ha mai smesso di chiedere che le 140 vite spezzate quella notte fossero finalmente rispettate da uno Stato distratto, troppo a lungo silenzioso, troppo a lungo ingiusto. La sua umanità era pari alla sua forza. Dietro la fermezza c’erano sempre rispetto, misura, responsabilità. E un amore infinito – per sua sorella Maria e per tutte le vittime che considerava una sola famiglia – la ‘“’famiglia dei 141, come amava dire, per ricordare ogni persona e ogni storia”.
Foto: Granducato TV

