Difficilmente ci occupiamo di fatti di stratta cronaca. Facciamo un’eccezione per un caso che ci ha particolarmente colpito e riguarda tre lavoratori toscani, licenziati per non aver superato un test organizzato dalla loro azienda. Ma andiamo con ordine.
Questi tre lavoratori, dipendenti della grande catena di supermercati Pam, sono stati sottoposti ad una prova, conosciuta come “test del finto cliente”, e non l’hanno superata. Per questo motivo sono stati licenziati. I fatti sono avvenuti a Siena e a Livorno. Il test consiste nel mandare un ispettore a fare la spesa, nascondendo della merce per cercare di non pagarla. Finita la prova e superata la “barriera” della cassa con la merce non pagata, l’ispettore fa rapporto alla direzione e il cassiere “disattento” viene sanzionato.
Tra le refurtiva rubata nei test ovviamente c’è un po’ di tutto, come ipotizziamo avvenga nella realtà. Ma quale contestazione viene sollevata contro i dipendenti fino ad arrivare ai licenziamenti? Mancata vigilanza. E, tenuto conto di ciò, si valuta il venir meno del rapporto di fiducia con il datore di lavoro che giustificherebbe il licenziamento.
I sindacati giustamente protestano parlando di una pratica sproporzionata e inaccettabile. Intendiamoci, è giusto che ciascun lavoratore agisca nell’interesse dell’azienda, facendo il proprio dovere, ma si deve partire sempre dalla mansione che gli è affidata. Cosa deve fare un cassiere o un commesso? Perquisire o sottoporre a meticoloso e rigido controllo tutti i clienti che gli passano davanti? È questo il suo compito, come da contratto? Non ci pare. Per tale semplice motivo il comportamento dell’azienda ci pare inaccettabile e particolarmente odioso. Ovviamente siamo pronti a dare spazio a repliche e precisazioni, se qualcuno riterrà di darle. Non conosciamo i fatti nei più minimi particolari, ci siamo limitati a riportare ciò che è emerso dalle cronache in questi giorni.
Gli ispettori che agiscono in incognito e, fingendosi clienti, valutano il comportamento dei lavoratori, sono una pratica legittima da parte dell’azienda, e utile per gli stessi clienti. Non comprendiamo, però, come simulare un furto e poi punire chi non lo abbia rilevato, a meno che questi non abbia agito con superficialità e malafede, possa essere legittimo.
Vedremo come andrà a finire la discussione del caso, che i sindacati hanno giustamente portato a livello nazionale. A noi, con tutta franchezza, questo test del finto cliente che ricade sulla pelle di un cassiere sembra una boiata pazzesca.
Ci permettiamo di dare un consiglio all’azienda: licenziate tutti, commessi e cassieri, e assumete al loro posto dei vigilantes, meglio se armati. E vediamo come se la caveranno con tutte le altre incombenze non legate alla sicurezza: tagliare e pesare prosciutti e formaggi, riporre la merce sugli scaffali, accogliere le richieste della clientela, ordinare i prodotti che servono e tutto il resto.

