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Sergio Costanzo ci racconta il suo nuovo libro “La via dell’Arcangelo”

- Cultura
26 Ottobre 2025

Il noto scrittore pisano di storia locale e non solo, Sergio Costanzo, ha pubblicato un nuovo libro “La via dell’Arcangelo” (Solferino Libri), dedicato a San Michele. Gli abbiamo chiesto di illustrarlo.
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Dall’Irlanda fino a Israele sorgono, lungo una linea retta che attraversa mari e nazioni, una decina di monasteri dedicati a san Michele. La tradizione cristiana ci narra che, in quei luoghi, Michele si sia manifestato lanciando messaggi o compiendo miracoli. Il perfetto allineamento deriverebbe da un colpo di spada che Michele sferrò contro il diavolo, ma che, andando a vuoto, tracciò una via di fuoco ed energia. È pur vero, che in epoche antecedenti al cristianesimo, tutti i luoghi oggi identificati come micaelici, erano già dedicati al culto, celtico, solare, animistico.

Chi preordinò questo allineamento cartografico perfetto? Quali conoscenze resero possibile la costruzione di questa via? Quali elementi comuni dobbiamo ricercare, tra celti irlandesi, norreni, galli, culti romani, greci e mediorientali? Ho cercato di scoprirlo.

Michele entra nella mia vita durante il servizio militare nella Brigata Folgore. Un passo della preghiera del paracadutista recita: “Manda l’Arcangelo San Michele a nostro custode, guida e proteggi l’ardimentoso volo”. Nel 1987 mi recai alla Sacra di San Michele, in Piemonte, per tentare di capire di più di questa enigmatica figura. Fu la prima tappa della mia ricerca, un lungo e ardimentoso volo.

Ho collocato la vicenda in un momento storico in cui la dimensione dell’incontro-scontro tra Ebraismo, Cristianesimo e Islam, non aveva ancora raggiunto la sua dimensione epocale e, purtoppo, drammaticamente attuale. Lo Sceilg Mhichíl, lo scoglio di Michele è una piccola e aspra isola nel mare d’Irlanda. Lì, sorge il monastero più settentrionale tra quelli situati sulla Via dell’Arcangelo. Da lì, si muovono i due protagonisti del mio libro, ancora legati al loro pantheon di divinità celtiche, equidistanti e ignoranti rispetto alle “tre religioni del libro” e quindi scevri da pregiudizi.

La via dell’Arcangelo è un romanzo, non ha la pretesa di insegnare niente a nessuno, ma è indubbio che il tema affrontato induca a riflettere sull’approccio dell’essere umano al concetto di divinità e di sacralità. Bren e Flann sono due fratelli di madri diverse e dello stesso padre, Gilroy mac Egan. Partono per un lungo viaggio. Li guida solo il bisogno di conoscenza, la curiosità dell’oltre che non viene mai sopita, ma anzi si accresce a ogni passo. La vicenda dei due ragazzi si incastona nella storia con la “S” maiuscola.

Approderanno alla Schola Palatina, conosceranno Pietro da Pisa che fu il grammatico di Carlo Magno, visiteranno Pisa, la città più potente del mare interno, giungeranno alla corte di Harun al Rashid, Califfo di tutti i musulmani. Non mancheranno la paura, la sofferenza, l’amore, le figure femminili si stagliano imperiose e potenti. Michele sarà presente in ogni pagina, talvolta velato e in disparte, tal’altra presente e imperioso.

Penso che la Via dell’Arcangelo possa essere incasellato come romanzo storico, ma anche di formazione, evoluzione. Viviamo in un mondo in cui l’apparenza ha scalzato l’essenza e dove non è previsto compiere percorsi di ricerca e comprensione. L’osservanza di una disciplina e il superamento delle prove sono l’unica via per la costruzione di un individuo e sono convinto che il viaggio iniziatico abbia ancora un senso. Il difficile, semmai, sta nel distinguere i buoni maestri dai molti millantatori. Esistono molti luoghi che conservano e trasmettono energie, ma per sperimentare e percepire è doveroso approcciarsi alla materia con umiltà e dedizione e considerare il dubbio come il primo passo verso la conoscenza. Buona lettura!


Sergio Costanzo

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Un fiume unisce la Toscana e rappresenta il modo di vivere forte e intraprendente del suo popolo. L'Arno.it desidera raccontarlo con le sue storie, fatiche, sofferenze, gioie e speranze. Senza dimenticare i molti toscani che vivono lontani, o all'estero, ma hanno sempre nel cuore la loro meravigliosa terra.

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