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La fine del calcio: come si fa a bastonare chi non ha fatto nulla?

- Sport
23 Ottobre 2025

Sembra il teatro dell’assurdo, dove l’effetto comico e quello tragico si fondono insieme. Invece è tutto vero. Ai tifosi del Pisa sono state vietate le trasferte per tre mesi. Lo ha deciso il ministro dell’Interno dopo i fatti di Pisa-Verona. Già, i fatti. Riepiloghiamoli: alcuni tifosi del Verona dalla stazione di Pisa San Rossore sono arrivati indisturbati a poche decine di metri dallo stadio, in via Piave, lanciando bombe carta e cercando in ogni modo lo scontro, senza trovare alcun ostacolo da parte delle forze dell’ordine. In prossimità dell’Arena Garibaldi si sono verificati alcuni scontri con uno sparuto gruppo di supporter pisani, prima dell’arrivo degli agenti. Episodi assolutamente esecrabili, che lasciano diversi dubbi su come sia stato gestito l’ordine pubblico. Morale della favola? Punite entrambe le tifoserie. Anziché individuare e reprimere chi si macchia della violenza si colpisce tutto un popolo. Ma questa, cari signori, è la fine del diritto, oltre che del calcio. Come si fa a non distinguere chi compie un reato da chi non fa nulla, punendo entrambi indistintamente? Come si può lontanamente pensare che questo sia il modo giusto per governare un fenomeno?

La violenza nel calcio è inaccettabile. Ma lo è anche quella nel basket, tanto per usare un termine di paragone legato ai tragici fatti della cronaca recente (la morte dell’autista di un pullman, Raffaele Marianella, a seguito del lancio di una pietra contro il bus che riportava a casa, da Rieti, i tifosi del Pistoia Basket). Qualcuno può pensare che abbia senso punire i tifosi pistoiesi? Ovviamente no. Pensate se dovesse accadere.

Le bestie che rovinano lo sport con la violenza sono un fenomeno da arginare con la massima determinazione. Ma, come si è visto, strumenti quali la “Tessera del tifoso” servono a poco, o per meglio dire a nulla. Volete bloccare tutte le trasferte pensando, così, di aver risolto i problemi? Fatelo. Ma non risolverete un bel nulla, perché dal calcio certi fenomeni si sposteranno altrove. La repressione da sola non basta. Ci vuole, prima di tutto, l’intelligenza, partendo dallo studio di chi questo fenomeno l’ha subito, per tanti anni, e poi lo ha risolto: nel Regno Unito gli hooligans hanno imperversato per decenni. Poi è stato compreso e risolto. Contrariamente a quanto si senta dire non fu Margaret Thatcher a porvi rimedio, anche se con il suo governo iniziò la “mano pesante” contro i violenti. Fondamentale fu lo studio del problema fatto dal giudice Peter Taylor, a cui il governo affidò il compito di indagare sui disordini di Hillsborough (Sheffield), in occasione della semifinale di FA Cup tra Liverpool e Nottingham Forest, costati la vita a 96 persone, con circa 800 persone rimaste ferite. Il rapporto Taylor attribuì alla polizia le maggiori responsabilità per la strage, suggerendo al contempo alcune riforme da attuare subito: abolire i posti in piedi, abbattere le barriere e fare in modo che ad ogni biglietto venduto corrispondesse un seggiolino numerato, con l’obbligo per lo spettatore di guardare le partite esattamente lì, restando seduto. Diverse misure (non tutte) sono state poi introdotte anche in Italia.

Il lavoro di Taylor è considerato all’origine del successo del calcio britannico contro la violenza nel calcio, essendo riuscito a contrastare e isolare la minoranza violenta senza toccare la parte buona del pubblico. Quella maggioranza onesta che invece, in Italia, viene ingiustamente bastonata.

Foto:  la strage di Hillsborough (David Cannon/Allsport)

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Giornalista.

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