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Il commento al voto in Toscana (2) / La vittoria dell’orgoglio toscano

- Politica, Primo piano
14 Ottobre 2025

L’essere umano non trova pace. Nell’universo creato credo abbia ben pochi eguali in quanto a irrequietezza e volubilità. Cambia idea ad ogni piè sospinto. Nella sua corsa vorticosa verso chissà cosa muta continuamente assetto. Nel secolo scorso è passato dal nazionalismo autoritario sfrenato e portatore sanguinario di morte e distruzione alla democrazia post bellica ricca di suggestioni opposte improntate all’uguaglianza, all’unità e alla pace che hanno tenute chiuse le bocche di fuoco delle armi del continente per 80, lunghi, anni. Fatto inaudito, mai accaduto prima.

Ora l’architettura democratica pare avvertire degli scricchiolii anche frutto del tarlo dei revanscismi e delle nostalgie nazionalistiche che riaffiorano in numero e intensità sempre maggiori. Quasi a voler riaffermare antichi e storicamente tragici ideali. È l’eterna girandola umana? La solita giostra che prima va in una direzione per fermarsi in un punto e tornare indietro sui propri passi nella perigliosa strada avita?

Pensieri che turbinano anche oggi, il giorno successivo alla conclusione delle elezioni politiche regionali nella nostra antica e stupenda Tuscia. Una regione di grandi passioni e forti ideali, culla di menti fervide e ingegnose che hanno segnato la storia non solo del nostro Paese.

Pareva che ieri fosse arrivato il giorno che avrebbe sancito il grande, epocale cambiamento politico col passaggio delle redini del comando politico dalla sinistra alla destra, ovunque imperante, anche al fuori degli amati confini patrii. Anche qui, insomma, dove il centrosinistra non aveva mai ceduto lo scettro del comando sembrava pronto il cambio di potere e relative prospettive sociali. Che i timori non fossero infondati lo dimostra il numero finale dei votanti fermo ad uno scarno 47,73 %, nettamente inferiore al 62.6% del 2020, praticamente solo un briciolo inferiore alla quota di un toscano votante su due tra gli aventi diritto. Forse il diritto di esprimere le proprie opinioni politiche e quindi decidere chi guiderà le azioni politiche di tutti non interessa, non attrae più? Forse perché c’è sfiducia nei confronti di una politica che dà l’idea di non più interessata ai bisogni dei singoli e di puntare, invece, più alla
gestione del proprio potere? Si presume che ci sia del vero in quest’ultima affermazione e quindi c’era da aspettarsi un cambiamento in questa terra da sempre patria delle idee del centrosinistra, orientate notoriamente più verso il noi che verso l’io.

Sembrava, insomma, che ci fosse il terreno fertile per un cambiamento epocale quando i toscani, o quella metà di loro forse più dotata di orgoglio, con uno scatto di amor proprio ha di nuovo sancito la vittoria del centrosinistra. Eugenio Giani, il fiorentino governatore uscente, è stato così confermato per altri cinque anni con un robusto 53,9% che ha tenuto a distanza schiacciante il suo avversario, il pistoiese Alessandro Tomasi, rimasto a 40,9%. Senza dimenticare il buon 5,18% della terza contendente, la fiorentina Antonella Bundu di Toscana Rossa, la frangia più tipicamente a sinistra dei tre contendenti il comando regionale.

Insomma, è evidente che i toscani ci tengono ad affermare la bontà delle loro radicate convinzioni politiche improntate alla solidarietà, alla vicinanza e all’assistenza dei più deboli e degli emarginati, alla ricerca di un’uguaglianza a tutti i livelli, al rispetto dei diritti umani, civili e dell’ambiente, al diritto al lavoro, all’ospitalità, e a tutto ciò che ti permette di guardare in volto chi ti sta accanto e porgergli la mano. Anche se a volte è difficile e si fa l’opposto. Ma l’importante è rendersi conto degli scivoloni e degli inevitabili sbagli, e correggere il tiro. La strada della virtù è lastricata di errori, ma l’importante è rialzarsi dopo la caduta, non girarsi indietro e proseguire avanti con decisione. E noi toscani, cape toste e cuori
d’oro, imprecatori seriali sempre molto attenti e sensibili nei confronti delle esigenze e problematiche della società in cui viviamo, non molliamo e proseguiamo a muoverci e vivere con identica convinzione e decisione. D’altronde, come diceva quel nostro famoso conterraneo, non siamo forse fatti per “seguir virtute e canoscenza”?

Guido Martinelli

Foto: Pd

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