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Uno sguardo sul mondo di Beato Angelico

- Cultura, Primo piano
11 Ottobre 2025

La Madonna siede in trono. Sulle sue gambe il Bambino si prepara a benedire il variegato mondo che lo osserva, il mondo dipinto dei santi che lo circondano e quello reale che passa ammirando l’opera un tempo posta sull’altare maggiore della chiesa di San Marco. Nella sua mano sinistra c’è un mappamondo in cui riconosciamo l’Europa e il Mediterraneo e vediamo delinearsi l’Asia e l’Africa, pressappoco l’intero mondo conosciuto quando – siamo nel 1438 – Cosimo de’ Medici e il fratello Lorenzo commissionano l’opera.

Come in quegli anni, oggi il visitatore che sale al piano nobile di Palazzo Strozzi ha la possibilità di ammirare la Pala di San Marco nella sua quasi totale interezza: sono state infatti riunite 17 delle 18 parti di cui l’opera, smembrata sul finire del Seicento, si compone e che ora appartengono alle collezioni di musei di tutto il mondo, tra cui il Louvre, la National Gallery di Washington, l’Alte Pinakothek di Monaco e la National Gallery of Ireland di Dublino.

Attraverso la Pala si delinea la realtà di una Firenze che nel Quattrocento gradualmente si trasformava nella Signoria medicea retta da Cosimo, il Pater patriae che stava dando nuova forma alla zona del Cafaggio.



Cosimo aveva infatti deciso di sostenere la ristrutturazione di San Marco dove si sarebbero trasferiti i frati di Fiesole, conciliando la preghiera con l’opera di sopportazione dei gran rumori del cantiere diretto da Michelozzo. I lavori nella chiesa iniziarono nel 1438, quando Cosimo e suo fratello Lorenzo acquisirono lo ius patronatus dell’altare maggiore, e si conclusero dopo 5 anni con la consacrazione della chiesa alla presenza di Papa Eugenio IV e di Cosimo il Vecchio.

Il valore della mostra non risiede solo nella presenza della Pala così ricomposta ma anche nel numero di opere del maestro qui riproposte e nella cura del percorso che il visitatore compirà tra le due sedi in cui si articola l’esposizione: il già citato Palazzo Strozzi e il Museo di San Marco, sede naturale possiamo dire della pittura dell’Angelico.

Le opere, ben 140, sono presentate all’interno di un quadro che non manca di delineare il periodo attraverso la presenza di artisti quali Masaccio, Filippo Lippi, Lorenzo Monaco, Lorenzo Ghiberti, Michelozzo e Luca della Robbia. Il viaggio che compie il visitatore insieme al frate domenicano e alla sua pittura parte dalla chiesa vallombrosana di Santa Trinita, vero e proprio scrigno grazie al mecenatismo quattrocentesco, all’interno della quale ritroviamo (attraverso le opere in mostra) la convivenza tra il gusto del gotico internazionale e le prime aperture all’arte rinascimentale con il suo linguaggio nuovo che viene illustrato nella sala successiva, prima di scoprire (con la sala 3) il convento di San Marco con la ricostruzione della Pala (il pannello centrale, le scene della predella con episodi della leggenda dei santi protettori medicei Cosma e Damiano e i pilastri laterali con figure di santi, cui si aggiunge un pannello illustrativo sulla originale disposizione delle varie parti). A seguire sono proposti approfondimenti sulle croci sagomate e sulla loro diffusione nell’Italia centrale, legata al forte pathos generato dall’unione di pittura e scultura, e sui volti santi con la presenza di opere rientranti nel filone iconografico della Madonna dell’Umiltà. Un momento importante nella biografia di Beato Angelico è quello vissuto a Roma, chiamato a più riprese dai papi Eugenio IV e Niccolò V oltre che dal teologo (anche lui domenicano) Juan de Torquemada, che la mostra illustra prima di tornare alle commissioni medicee.

Uno spostamento presso il museo di San Marco permetterà infine di visitare gli ambienti dove lo stesso Beato Angelico ha vissuto e lavorato: il Chiostro di Sant’Antonio con l’affresco San Domenico in adorazione del Crocifisso, la Sala del Capitolo con la Crocifissione con i santi, il dormitorio con le 44 celle dove i frati riposavano e pregavano, in cui troviamo affreschi quali l’Annunciazione, San Domenico in adorazione del Crocifisso e La Madonna delle ombre. La mostra non dimentica infine il lavoro di miniatore del frate, nel quale raggiunse esiti di grande importanza, come evidente nel più antico codice miniato di Angelico, il Graduale 558 di San Domenico a Fiesole, che viene considerato una svolta nella miniatura fiorentina, che rinnova introducendo una nuova naturalezza narrativa, intensità espressiva e spazialità luminosa.

Ilaria Clara Urciuoli

Firenze, Palazzo Strozzi e Museo di San Marco, 26 settembre 2025 – 25 gennaio 2026

Foto: Ela Bialkowska, OKNO Studio

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