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Addio ad Aimo Moroni. Dalla povertà del dopoguerra in Toscana alle stelle della cucina milanese

- Primo piano
6 Ottobre 2025

Si è spento a 91 anni Aimo Moroni, fondatore di uno dei ristoranti più blasonati di Milano, il Luogo di Aimo e Nadia, fondato con la moglie negli anni Sessanta e portato avanti fino agli inizi degli anni duemila. Aimo è stato uno dei protagonisti più importanti della ristorazione stellata milanese. Toscani entrambi, sia Aimo che la moglie, Nadia Giuntoli, erano arrivati all’ombra della Madonnina nel secondo dopoguerra, aprendo il loro primo locale nel 1962, una trattoria che proponeva piatti della loro regione d’origine. Nadia era dietro ai fornelli, Aimo dirigeva la sala, oltre a fare tante altre cose.

Aimo era arrivato nel 1946, quando aveva solo 13 anni. Aveva lasciato una condizione di estrema miseria, quando a pranzo e a cena da mangiare c’era solo la polenta, con un filo d’olio e, ma solo nei giorni felici (e importanti), ci si poteva abbinare una piccola fetta di gustoso lardo.

Il viaggio da Prato a Milano durò 12 ore. In un vagone completamente al freddo e con le panche di legno, come raccontò lo stesso Aimo decenni dopo. A dargli un tetto fu uno zio, che viveva con tre figli in una casa di ringhiera. L’inizio nel mondo del lavoro dal gradino più basso: laviapiatti. Il primo impiego al ristorante “Carminati”, nella centralissima piazza Mercanti. Storie di estrema povertà ma anche tanta umiltà, senza mai lamentarsi. In una salumeria della periferia Aimo e un suo amico andavano a comprare gli scarti, portando a casa per poche lire quei prodotti un po’ “ammaccati” che, altrimenti, sarebbero risultati invenduti. Anni difficili, ma con la gioia stampata sul volto ogni volta che quel cono di carta gialla si riempiva di cibo da poter consumare o cucinare. O quel pane (non duro come il marmo ma fresco di giornata) che dei gentilissimi panettieri, avendo visto le difficoltà di Aimo e del suo amico Gialindo, poco più che bambini, gli avevano assicurato ogni giorno.

Entrambi figli di carabinieri, Aimo e Nadia provenivano da due paesini della provincia di Pistoia (lui di Pescia, lei di Chiesina Uzzanese) ma si conobbero a Milano, dove entrambi erano arrivati in cerca di fortuna. Dal lavoro insieme, in un bar tabacchi, cominciano a coltivare il medesimo sogno: quello di poter avere, un giorno, un locale tutto loro.

Quel giorno arriverà nel 1962, in pieno boom economico: in via Montecuccoli, a sud-ovest di Milano, apre la Trattoria da Aimo e Nadia. Quella trattoria, onesta ma senza troppe pretese che portava i loro nomi, presto divenne uno dei punti di riferimento culinari del capoluogo meneghino, fino alla prestigiosa stella Michelin ottenuta nel 1980, a cui dieci anni dopo se ne aggiunse un’altra.

Ecco come Aimo descrisse gli inizi della sua avventura culinaria. “Aprii il mio ristorante in Montecuccoli, una delle vie più brutte di Milano. Non c’era neanche l’asfalto poggiato a terra. Era piena periferia, ma arrivarono presto critici e giornalisti molto importanti. Scrissero: ‘La bandiera italiana della grande cucina sventola qui’. Ne fui molto orgoglioso”.

Due piatti iconici, tra le tante prelibatezze che i commensali hanno potuto gustare negli anni: gli spaghetti al cipollotto e la zuppa etrusca.

Foto: Aimo e Nadia (Facebook)

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Giornalista.

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