Siamo agli inizi del duemila. Un caro amico mi racconta di aver visto una casa da acquistare a Pisa, insieme alla sua fidanzata. La stanno cercando per andare a viverci insieme. Appena mi dice dove si trova cerco di dissuaderlo. “Lascia stare piazza delle Vettovaglie, il posto è carino ma hai idea di quale sia la situazione la sera o di notte?”. Lui mi ascolta attento, poi prova a ribattere: “Sì, ma ci sono i doppi vetri e poi so che c’è un bel progetto di riqualificazione”. Alla fine quella casa non la prendono, non perché li abbia convinti io, forse semplicemente hanno trovato di meglio.
Trascorsi venticinque anni, o forse più, siamo alle solite. La piazza in questione è un gran “casino”. Tra sabato e domenica scorsa due gruppi composti, in tutto, da una trentina di giovani, hanno dato vita ad uno scontro a colpi di bottiglie di vetro, sedie e altri oggetti contundenti. Grida e violenza in piena notte (erano le due del mattino). Ripenso al mio amico e a quanto sia stato fortunato a lasciar perdere quella casa, ma il pensiero va anche a quelle famiglie che, incolpevoli, sono vittime di questa indegna situazione.
Non è un problema di movida, che com’è noto da anni affligge molte città. Qui siamo di fronte a forme di delinquenza bella e buona. Difficile credere che simili problemi possano essere risolti presidiando la zona con la massiccia presenza delle forze dell’ordine. Ovviamente lo Stato deve esserci e presidiare. Ma potremmo dire di aver risolto il problema se queste scene si spostassero da piazza delle Vettovaglie a un vicolo circostante, oppure, che so, in piazza Carrara o piazza Dante?
Anche le telecamere di videosorveglianza sono utili, ma da sole non possono bastare. È ovvio.
La politica che fa? Si rimpalla le colpe e alza i giri del motore della demagogia, con “false soluzioni” a costo zero. L’importante è acchiappare voti, poi chi se ne frega se nulla cambierà.

