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La grandezza di Galileo si respira a Padova e a Pisa

- Primo piano
25 Settembre 2025

“Se vuoi vedere Pisa vai a Genova”, recita un antico detto, a testimonianza della deportazione di circa 13.000 pisani a Genova avvenuta dopo la tragica disfatta della Meloria da parte della Repubblica genovese nel lontano 6 agosto 1284. Com’è noto, di questi prigionieri solo un migliaio fece un mesto ritorno in Pisa dopo 13 anni, mentre gli altri conclusero la loro esistenza nella città della lanterna lasciando l’esercito sguarnito e indebolito dando il via, così, al declino della repubblica marinara toscana.

Il detto mi è tornato in mente allorché mi sono trovato in Veneto, nella città di Padova, in visita al Palazzo Bo, sede dell’antica università locale, anche se il contesto era ovviamente molto diverso e meno drammatico. Intanto perché lì ci sono tracce non di una moltitudine di pisani ma di uno solo, anche se illustre: Galileo Galilei.

Oddio, non è che la notizia fu proprio una sorpresa. Credo siano in tanti a sapere che lo scienziato abbia insegnato all’università patavina dal 1592 al 1610, anni che lui definì i “diciotto migliori di tutta la mia età”. Le tracce del suo passaggio in quel palazzo accademico restano visibili ai visitatori sia quando ci s’imbatte nella cattedra in legno dove teneva le sue lezioni, fatta costruire dai suoi allievi per poterlo vedere meglio dato che pare non avesse l’altezza di un giocatore di basket.

Ma il segno più curioso è rappresentato, sempre a Palazzo Bo, dalla presenza della sua quinta vertebra lombare donata all’ateneo dal medico Domenico Thiene nel 1823, certificata e arrivata lì dopo una serie di passaggi di mano. Pare fosse trafugata quando la sua salma, sepolta in una tomba temporaneamente approntata alla basilica di Santa Croce di Firenze dopo la sua morte, avvenuta ad Arcetri nel 1642, venne riesumata nel 1737 e sepolta definitivamente nel mausoleo a lui dedicato nella stessa basilica.

Si narra che la commissione che aveva l’incarico di effettuare la traslazione del corpo dell’inventore del metodo scientifico moderno non resistette ad appropriarsi di qualche “ricordino” di quell’illustre corpo a futura memoria. Uno di questi, il medico Antonio Cocchi, è indicato come il ladro della vertebra lombare ritenuta importante perché aveva permesso allo scienziato di alzare la testa verso il cielo e dimostrare, così, utilizzando il telescopio inventato in Olanda ma da lui modificato per la bisogna, la veridicità di quella teoria copernicana che tanti guai gli procurò in vita.

Negli ultimi tempi è stato realizzato un rilievo in 3D della famosa vertebra che ne ha permesso uno studio particolareggiato che ha evidenziato l’assenza di gravi processi patologici. Risultano solo lievi irregolarità artrosiche, anche se studi storici evidenziano come la fine di quella grande mente sia da imputarsi a un’artrite reattiva forse innescata dalle complicazioni di una infezione.


La città del famoso Santo (Antonio per i miscredenti) ha predisposto un itinerario galileiano che permette di visitare i luoghi dove il nostro concittadino visse così bene, sia dal punto di vista culturale e scientifico che umano, dato che contribuì alla nascita in terra veneta di tre figli con Marina Gamba: Virginia, Livia e Vincenzo.

Di lui a Pisa, la città che gli dette i natali nel 15 febbraio 1564 ad opera del musicista Vincenzo Galilei e di Giulia Ammannati, restano la casa natale, l’attuale Domus Galileana, la statua più antica a lui dedicata nel cortile della Sapienza e quella più recente in Largo Ciro Menotti. Senza dimenticare il nome dell’aeroporto il cui prestigio i fiorentini vorrebbero sottrarre ai pisani, appropriandosi di qualcosa di importante che non appartiene loro, proprio come accadde con la famosa vertebra. All’istinto del resto non si comanda.

In Toscana, poi, ci sono altri luoghi galileiani che testimoniano il passaggio terreno del grande scienziato e gli effetti delle sue straordinarie scoperte, come Livorno, Prato, San Marcello Pistoiese, Siena, Monsummano Terme. Ma Galileo è nato e ha studiato sotto la torre pendente e non esiste un luogo migliore da visitare per coloro che intendono conoscere l’importanza di tale scienziato e le sue scoperte. Mi riferisco ai giochi presenti nella Ludoteca Scientifica in Via Bonanno Pisano e nel Museo degli Strumenti per il Calcolo, cogestito dalla Fondazione Galilei nell’area dei Vecchi Macelli in Via Nicola Pisano. Lì si trovano alcuni degli strumenti usati dallo scienziato. Invece, un modello in scala del telescopio spaziale a raggi gamma “Fermi/GLAST” è stato realizzato da La Limonaia Scienza Viva, un’associazione che ha sede in vicolo del Ruschi, che mira ad ampliare le conoscenze scientifiche delle persone. Per farsi una cultura forse servono più questi luoghi che quelli dove giacciono certe reliquie.
Per dire, eh, poi ognuno la pensi come vuole, come sempre!

Guido Martinelli

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