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Perché trattare i tifosi come pericolosi delinquenti?

- Primo piano, Sport
24 Settembre 2025

Guido Gelli, medico in pensione, novantuno anni compiuti il 24 settembre e una grande passione per il Pisa Sporting Club, quest’anno ha deciso di farsi un bel regalo per il suo compleanno: insieme a sua moglie Maria Rosaria è andato a vedere i nerazzurri a Napoli, con una gita organizzata di tre giorni, domenica, lunedì e martedì. Bella l’idea di festeggiare trascorrendo delle giornate all’ombra del Vesuvio, approfittando di temperature ancora miti, con la ciliegina sulla torta di una partita allo stadio Armando Maradona, dove giocano i campioni d’Italia.

Purtroppo non è andato tutto liscio, come sperato. Non tanto per la partita, che è stata superiore alle aspettative per ciò che si è visto in campo. Il Pisa ha giocato bene e c’è mancato pochissimo che tornasse a casa con un punto. I problemi sono nati per il trattamento ricevuto dai tifosi nerazzurri.

Ma andiamo con ordine. “Quando siamo usciti dall’autostrada – racconta Guido – il nostro pullman è stato fermato in un piazzale di sosta, dopo di che è entrato un poliziotto per controllarci tutti. Ci hanno fotografati facendoci tenere in mano il documento d’identità davanti al petto. Una volta terminato abbiamo atteso l’arrivo di altri due pullman di tifosi. Siamo stati fermi circa un’ora. Poi siamo ripartiti, scortati avanti e dietro dalle auto della polizia, per raggiungere lo stadio. Una volta arrivati un nuovo controllo, questa volta da parte degli steward. Tra una cosa e l’altra il controllo non è stato veloce, viste le continue richieste che mi rivolgeva il giovane steward mi rivolgeva. A un certo punto gli ho detto: ‘Se pensa che a 91 anni possa entrare allo stadio portando dei coltelli…’. Lui ha capito la situazione e, dopo avermi fatto i complimenti – immagino per l’età – mi ha fatto passare. L’ingresso al tornello, non avendo il biglietto cartaceo ma sul telefonino, è stato un po’ complicato, tra la fretta di entrare e il lettore che non voleva saperne di leggere il codice. Ma alla fine ce l’abbiamo fatta”.

Tutto bene quel che finisce bene? Tutt’altro. “Il nostro settore dello stadio era in alto – prosegue Guido -proprio in cima, e abbiamo dovuto faticare un bel po’ per arrivarci. Nel frattempo la partita era iniziata. Appena siamo arrivati sugli spalti il Var stava decidendo sull’azione contestata del rigore negato al Pisa. Noi non abbiamo visto nulla ma solo sentito l’arbitro che comunicava la propria decisione”.

Finita la partita, con tanta amarezza per la sconfitta ma la convinzione di aver visto giocare un gran bel Pisa, che ha spaventato il Napoli campione d’Italia, “ci hanno fatto aspettare più un’ora prima di lasciarci andare”, racconta Guido. Tutto normale, è sempre così alla fine delle partite: prima si fa uscire il pubblico di casa e poi, con calma, si pensa ai tifosi ospiti. Motivi di ordine pubblico. Morale della favola: il rientro in albergo, nella vicina Torre del Greco, è avvenuto alle 2 di notte.

Ci vuole tanta fede per andare allo stadio a seguire la propria squadra del cuore. E ci vuole un’incredibile resistenza dovendo sopportare di essere trattati, a volte, come delle bestie. O, nella migliore delle ipotesi, come dei delinquenti matricolati.

Una situazione analoga è stata raccontata da Sabrina Pavolettoni, del Club Autonomo Nerazzurro. In un’intervista a QuiNewsPisa racconta: “Siamo stati fermati in un parcheggio a una ventina di chilometri dallo stadio. Hanno fatto scendere tutti, anche persone anziane, e ci hanno schedato uno a uno: documento, biglietto in mano e videocamera puntata”. E ancora: “Sembravano trattarci come criminali. Sono saliti sui pullman, hanno aperto zaini, borse, tutto. A chi era in auto, come me, hanno fatto svuotare la macchina. Non volevano che lasciassi nemmeno la mia borsa personale, pretendevano che la mettessi nel baule”. Sabrina conclude così: “Non siamo delinquenti. È stata una vergogna”.

Che tristezza questi racconti. Erano solo 143 i pisani presenti allo stadio Maradona. Persone pericolose? Avanzi di galera pronti a menare le mani e far scoppiare tafferugli in quel di Napoli? Niente di tutto ciò. Per questo il trattamento loro riservato non solo è ingiusto e incomprensibile ma richiede delle spiegazioni da parte delle autorità. Se questa è la normale prassi da seguire, persino nei confronti di persone con più di novanta anni di età, siamo davvero messi male. Povera Italia. E povero calcio italiano!

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Giornalista.

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