Con cinque eventi di rilievo s’è conclusa anche quest’anno l’Estate Fiesolana. Ricordiamoli brevemente. Innanzitutto Roberto Saviano che si è esibito con “L’amore mio non muore”, uno spettacolo tratto dal suo libro omonimo che racconta la storia vera di Rossella Casini, la studentessa fiorentina vittima della ‘ndrangheta e scomparsa nel nulla nel 1981. Una storia sconvolgente. Rossella aveva poco più di vent’anni, trascorreva una vita serena nella sua città. Finché incontra Francesco, uno studente calabrese fuori sede, e a questo punto la sua esistenza viene sconvolta: tra loro nasce un amore travolgente ma ben presto la ragazza scopre che la famiglia di lui è legata a una potente cosca della Piana di Gioia Tauro. La faida esplosa in Calabria li investe ma lei non fugge: crede che il sentimento che li unisce possa cambiare le cose. Questa tenera convinzione la porterà a una tragica conclusione, cioè alla sua sparizione. Il suo corpo non è mai stato ritrovato. Di lei resta soltanto una foto, quella del suo libretto universitario. Nel suo libro e nel recital Saviano le restituisce una voce.

Poi c’è stata una serata dedicata a Umberto Galimberti che ha tenuto una conferenza su un tema che gli è caro: quello dell’ “illusione della libertà”. Il filosofo-psicologo è partito da una panoramica dell’ idea di libertà dai tempi dei greci che – ha detto – non credevano nella libertà ma nella necessità che governa le leggi di natura, passando poi alla concezione giudaico-cristiana nella quale la natura è concepita come prodotto di una volontà che viene consegnata all’uomo per il suo dominio. Nella religione cristiana, ha detto, la libertà è essenziale perché se sei libero sei responsabile delle tue azioni; poi si è riferito al diritto dall’Impero Romano alla Magna Charta arrivando all’homo lupus di Hobbes per cui allo scopo di ridurre la belligeranza tra gli uomini è necessario che ciascuno assegni una grossa fetta di quella che lui ritiene la sua libertà allo Stato. Passo dopo passo siamo arrivati, oggi, a diventare funzionari di apparati tecnici e il nostro compito è ridotto a compiere le azioni prescritte appunto dall’apparato secondo i valori della tecnica moderna – efficienza, produttività, funzionalità e velocizzazione” per cui quella che noi consideriamo la nostra libertà personale è invece “libertà del ruolo” nel senso che dobbiamo compiere le azioni prescritte dall’apparato per quel ruolo. Insomma per Galimberti, nell’età della tecnica, decade l’idea stessa di libertà.
Un’altra serata Giovanni Scifoni l’ha dedicata a un “San Francesco superstar del Medioevo”. Un monologo durante il quale Scifoni, appoggiandosi ad alcune laudi medievali e qualche strumento antico, ha riflettuto sull’enorme potere persuasivo che genera – per lui – la figura del santo d’Assisi su noi contemporanei. Francesco – l’assunto di Scifoni – sapeva incantate il pubblico e sapeva far ridere, piangere, sapeva persino cantare e ballare. Insomma, era più che altro un attore girovago. Un recital talmente sul filo della farsa da apparire spesso dissacratorio. Laddove invece non si deve dimenticare che Franceso d’Assisi è stata una creatura straordinaria che ha portato Dio vicino agli uomini, ha restituito valore al mistero della Creazione e che si spoglia di se stesso e si pone nudo davanti al mondo come fosse il primo uomo, quasi un nuovo inizio per l’umanità o quasi un nuovo Gesù. Il suo sogno di giustizia, di valorizzazione della povertà, di ribellione alla realtà mercantile e di potere dell’epoca, si mise al servizio della Chiesa e della sua possibile rinascita, animato da una grande sete di infinito e di eterno. C’è veramente da scherzarci su?
Una serata l’Estate Fiesolana l’ha dedicata alla “scoperta” di Ennio Morricone con l’Ensemble Synphony Orchestra che ha eseguito pagine note e meno note del grande musicista. Sul palco si sono alternati solisti, prime parti si importanti teatri e istituzioni sinfoniche italiane (come il violoncello di Ferdinando Vietti e la tromba di Stefano Benedetti). Ospiti speciali il soprano Anna Delfino e la violinista del Cirque du Soleil Attila Simon. Morricone: 500 colonne sonore, 70 milioni di dischi venduti nel mondo, sei nomination e due Oscar, tre Grammy, quattro Golden Globe e un Leone d’oro. Un gigante della musica di tutti i tempi.
L’ultima serata dedicata a Gianrico Carofiglio che ha portato una vivace e nitida testimonianza della sua ampia opera di scrittore e intellettuale che ha ottenuto riconoscimenti in tutto il mondo.
L’Estate Fiesolana si è conclusa in concomitanza con la presentazione, da parte del Comune, del dossier per la candidatura di Fiesole a Capitale della Cultura 2028.
Renzo Ricchi
Foto: Estate Fiesolana (Facebook)

