L’Arena Garibaldi esplode, la Curva Nord trema, il Pisa in A dopo 34 anni. Non si respira, fischia l’arbitro e già ti sembra d’essere dentro un sogno gonfio di nostalgia.
Tutti si chiedono “chi marcherà il primo gol?”, e intanto io penso che la vera poesia albergava in serie B e C, le domeniche di fango, le radioline gracchianti, il panino con il prosciutto tagliato a mano spesso invece delle telecamere di Znad.
La dieta mi tiene su fisicamente, lotto, ma dentro si diventa vecchi: il fisico regge, il cuore no. Un gol del Pisa e mi emoziona come un bambino, come a Bergamo alla prima.
L’Udinese mi sembra una squadra di fabbri ferrai, colossi nati per spaccare il marmo di Carrara a mani nude. In mezzo a questi mostri, Baggio non avrebbe trovato posto: troppo leggero, troppo artista,
troppo vero. Qui è tutto ferro e muscoli, ma io lo so che il calcio vive di un dribbling che non ti aspetti, di
un lampo che vale più di cento addominali. San Matteo Tramoni parlo con te. Cattivo oggi!
E allora mi aggrappo a questa follia: Pisa in A, arena piena, e io che urlo come un invasato che forse era meglio restare in B, ma intanto tremo, aspetto il primo gol, e so che quando arriverà, qualsiasi piede lo faccia, io ci lascerò l’ugola e che dietro di me il solito pazzo mi salterà sul groppone e dopo aver gioito ancora mi girerò e gli dirò “ma sei scemo?”, come ogni maledetta domenica.
Bona Ugo. Forza Pisa!

