La Toscana è talmente colma di qualificate iniziative culturali in tutte le sue province al punto che si stenta a conoscerle e frequentarle. Una di queste è senza dubbio il Festival “I Musei del Sorriso” giunto alla 4^ edizione. Si tratta di una rassegna volta a valorizzare il patrimonio museale lucchese coinvolgendo ben 31 musei con un programma che comprende 41 eventi (qui l’elenco), distribuiti nel territorio provinciale lucchese da luglio a dicembre. Previsti concerti, laboratori, conferenze, spettacoli teatrali e presentazioni di libri. In questa edizione il direttore del festival, Adriano Scarmozzino, ha coinvolto anche l’Arcidiocesi di Lucca per il Giubileo 2025.
Nelle prime tre edizioni sono stati organizzati ben 152 eventi grazie ai quali moltissime persone hanno potuto accedere a queste realtà museali e scoprire la ricchezza culturale e artistica del territorio della città delle mura rinascimentali, della caratteristica Torre Guinigi e del delizioso buccellato. Insomma, una manifestazione da seguire con attenzione e in cui si esibiranno, quest’anno, anche noti personaggi come il giornalista Beppe Severgnini, con il gruppo musicale White Socks Quintet, in “L’arte d’invecchiare con filosofia. Il racconto di Socrate, Agata e il futuro a teatro” giovedì 16 ottobre alle 21 presso la chiesa lucchese di San Francesco, e l’attore Giulio Scarpati, venerdì 7 novembre alle 21, al Teatro dei Differenti di Barga, con lo spettacolo “Qualcosa di nuovo nel sole. Pascoli si racconta”.
Noi, però, abbiamo esagerato, ponendo la nostra attenzione su uno dei musei di questa interessante rete, ovvero il Museo del Risorgimento che ha sede in quel Palazzo Ducale che si pavoneggia, notoriamente, nella centralissima Piazza Napoleone della città. Volevamo sapere lo stato di salute di questo museo, forse poco conosciuto al di fuori delle mura cittadine, ma prezioso dal punto di vista storico perché racconta, attraverso oggetti e testimonianze raccolte, la partecipazione della comunità lucchese al glorioso periodo rinascimentale con cui è nato lo stato in cui vive l’attuale gens italica. Abbiamo quindi rintracciato il professore in pensione Luciano Luciani, direttore scientifico del museo, che ci ha concesso benevolmente un po’ del suo tempo per raccontarci qualcosa di questo interessante luogo.
“Il museo nacque come ‘Museo della Grande Guerra‘, alla fine del primo conflitto mondiale bellico, e durante il fascismo s’ingrandì per chiudersi, dopo il secondo dopoguerra, dato che non si voleva più sentir più parlare di battaglie e morti. Negli anni ‘70 e ‘80 il bersagliere Maurizio Baldini se ne occupò trasferendo il materiale, affastellato, disordinato e polveroso nella sede attuale. Per fortuna, con i finanziamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia del 2011, lo spazio venne messo a norma e ristrutturato in maniera esemplare da un gruppo di giovani architetti. Il museo divenne, così, un luogo altamente qualificato e dotato anche di materiale audio e video che permise la visita e il gradimento da parte delle numerose scolaresche provenienti anche da fuori provincia”.
“Purtroppo con il Covid – prosegue Luciani – le attività si sono bloccate e il Museo viene riaperto solo in situazioni particolari come questo festival dei ‘Musei del Sorriso‘ dato che mancano finanziamenti, anche esigui, come qualche centinaia di euro, per evitare che tutte le azioni di promozione, anche solo 2 o 3 l’anno, si riducano a mero volontariato per gli operatori necessari. Io ne sono direttore scientifico volontario, praticamente una guida, perché tutti i reperti vivi presenti sono di proprietà dell’Associazione ‘Combattenti e Reduci’, e quindi il direttore deve essere un militare, ma loro, i militari, sono spariti. Quindi mi auguro che si trovino finanziamenti, operatori, e si attivino operazioni di promozione per permettere a questa struttura di riprendere a vivere e svolgere la sua importante funzione di divulgazione storica su un periodo così vitale della storia patria”.

Un appello che ci sentiamo di sostenere convinti che l’Amministrazione interessata, così sensibile e lungimirante da promuovere un festival così interessante come quello che abbiamo presentato, si adopererà per evitare di perdere una così bella gemma della sua sfavillante corona.
Guido Martinelli
Foto: Museo del Risorgimento di Lucca


Che tristezza leggere questo articolo. È la classica storia italiana: si trovano i fondi per una ristrutturazione “esemplare”, si crea un luogo moderno e prezioso per la memoria storica, e poi lo si lascia morire per mancanza di finanziamenti minimi per la gestione. Fa davvero rabbia pensare che basti così poco per tenerlo vivo e aperto a tutti, specialmente alle scuole. Un enorme grazie al professor Luciani che continua a dedicarcisi con passione volontaria. Speriamo che questo appello, così ben riportato, arrivi a chi di dovere e smuova le coscienze. Sarebbe una vera sconfitta per Lucca perdere un pezzo così importante della sua storia.