Pittore spagnolo di fama internazionale, José María Bea è appena rientrato da un viaggio in Toscana dove ha unito lavoro e svago. Le sue opere, esposte in Spagna, Italia, Stati Uniti, Messico e Dubai, raccontano con intensità temi universali come l’amore, il dolore, la fragilità umana e la rinascita interiore. Durante la sua permanenza in Toscana, ha visitato in modo capillare Pisa, Lucca e soprattutto Pietrasanta, città ricca di gallerie d’arte, dove sta valutando di allestire una mostra personale: “Sono molto contento perché è stato un percorso molto intenso e non credevo che Pietrasanta potesse offrire un potenziale artistico non solo per la scultura e per la pittura, ma per la cultura in genere e per le varie forme di arte”.
La visita è stata anche occasione di esperienze artistiche intime: a casa di collezionisti e di amici cari come Emanuela Folliero, Gabriella Golia, Alessandro Braga (imprenditore Ceo dell’agenzia pubblicitaria You Can Company e fondatore di Teelent Art, piattaforma di sostegno per gli artisti emergenti), ha realizzato sessioni di live painting (vedi foto), dipingendo dal vivo e condividendo il suo processo creativo.
La Toscana, da sempre terra di bellezza e ispirazione, ha lasciato un segno profondo nell’artista andaluso, che racconta le sue impressioni, le opere e il dialogo tra astrattismo contemporaneo e tradizione artistica. Ecco il suo racconto in esclusiva per L’Arno.it.
Quale è il valore aggiunto che la Toscana dà alle sue opere?
“Ogni volta che penso alla Toscana, mi vengono in mente colline morbide, città che sono degli scrigni d’arte, onde dipinte dal tempo, e il mare… elemento a me molto caro per diverse ragioni. Questi luoghi parlano di armonia e di equilibrio naturale, aspetti che cerco di trasmettere nella mia pittura astratta. La luce toscana è intensa ma avvolgente e dona nuove vibrazioni cromatiche alle mie tele”.

Quali sono i temi che ha trattato e che si evincono dalle sue opere?
“Mi piace affrontatere i temi che molti artisti evitano: il trauma, la memoria, la malattia mentale, il lutto, l’amore tossico. Nella serie I peccati dell’amore, ad esempio, scandaglio i territori del dolore relazionale con una lucidità quasi terapeutica. Le mie opere non sono mai rassicuranti, ma sempre rivelatrici. Come uno specchio che riflette ciò che normalmente si nasconde. Detto questo, dipingo anche momenti di gioia, di vita, di speranza e d’amore”.
In quali città toscane le piacerebbe allestire una sua mostra personale?
“Oltre a Pietrasanta, che ho visitato recentemente e che ha un’energia creativa unica, anche Pisa mi sembra una città ideale per una mostra: unisce storia e modernità. Esporre in Toscana significa confrontarmi con una tradizione artistica viva sia con il pubblico locale sia col pubblico italiano e internazionale. Oltre all’esposizione mi piacerebbe, proprio in Italia, esibirmi in sessioni di live painting all’aperto. La natura, il mare, le colline sono per me fonte di grande ispirazione e luoghi ideali dove i colori e le pennellate prendono forma. Proprio con questo articolo de L’Arno.it lancio un appello alle gallerie toscane per instaurare una collaborazione anche di questo tipo”.

Toscana è anche sinonimo di tradizione e contemporaneità…
“Il Rinascimento ha dato alla Toscana un’identità universale di bellezza e proporzione. La mia pittura astratta vuole trasmettere le stesse emozioni: armonia, forza interiore e senso dell’infinito. Esporre qui significa continuare un dialogo tra passato e presente, tra tradizione e visioni contemporanee».
Ci riassume in poche righe il suo stile e come utilizza i colori?
“Innanzitutto devo dire che il mio percorso artistico è il risultato di anni di dedizione, ricerca e sperimentazione. Il mio stile è espressionista e astratto: traduco emozioni e stati d’animo in colore e forma. L’oro richiama radici barocche, il blu il mare, il nero il dolore, il rosso la passione, il rosa la fragilità, il bianco l’essenza. Ogni colore, ogni opera è un frammento autobiografico. E ogni collezione è un percorso di rinascita. “Resilienza” racconta la mia lotta per affermarmi senza aiuti, un simbolo di forza interiore. Mi fa sempre piacere ricordare la mia reinterpretazione in 3D dell’infanta Margherita d’Austria di Velázquez. L’ho realizzata con una tecnica che ho scoperto durante un soggiorno a New York. Proprio grazie alla padronanza di questa tecnica, ho attirato l’interesse di importanti collezionisti internazionali”.
Quanto conta la concentrazione mentre dipinge? Segue rituali particolari?
“Quando dipingo mi estraneo completamente dal mondo: dipingo a piedi nudi, liberando tensioni e connettendomi con il mio io profondo. Solo così l’opera prende vita”.
Ci può parlare della sua galleria andalusa? Ospita altri artisti?
“Motril (Cossa Tropical – Andalusia) è casa mia. La mia galleria ospita artisti emergenti e maestri affermati, creando sinergie culturali internazionali eventi locali, nazionali e internazionali. Ricordiamoci che l’arte può essere consapevolezza e terapia ed è in grado di rigenerare un’intera comunità e non solo… è la nostra verità più profonda che trova finalmente una forma, è ciò che resta”.

Perché nella zona più privata si trovano immagini e quadri di Marilyn Monroe?
“Dovrei raccontare parecchio, ma se devo riassumere in un concetto breve posso dirvi che la grande donna e diva è presente in diverse foto e in vari quadri nel mio studio, perché rappresenta quella bellezza fragile e il dualismo tra forza e vulnerabilità”.
José María Bea continua a costruire un percorso artistico unico, dove astrattismo ed espressione diventano strumenti per esplorare l’anima e i sentimenti. La Toscana offre nuove ispirazioni e possibili collaborazioni, aprendo un dialogo vivo tra tradizione e contemporaneità, emozione e bellezza universale.
Michele Vanossi
Instagram: @artgallerybybea.jose / @bea.jose_artist | Facebook: José María Bea Hidalg


