Lo conoscevano ovunque nel mondo perché di Amedeo Modigliani e dei pittori macchiaioli sapeva tutto, nei minimi dettagli. Carlo Pepi, collezionista e critico d’arte, è morto a 87 anni all’ospedale di Cecina (Livorno).
Raggiunse la fama nel 1984, quando scoprì la clamorosa bufala delle false teste di Modigliani, trovate nei fossi di Livorno e di cui alcuni grandi critici d’arte giuravano si trattasse di opere autentiche. Lui no, da subito capì che erano un bluff, parlando di “falsi maldestri” prima ancora che la verità venisse a galla.
Nel 2017 un nuovo caso lo vide protagonista delle cronache, anche questo legato a Modigliani: Pepi segnalò il sospetto che alcune delle opere esposte in mostra a Genova, attribuite a Modigliani, fossero contraffazioni. Dalle sue parole partì un’inchiesta e un perito accertò la falsità di alcuni dipinti: la mostra fu chiusa, e alcuni organizzatori finirono sotto processo. Tra le opere ritenute false, e che saranno poi segnalate con la scritta “Non riconducibili a Modigliani”, ci sono Cariatide Rossa/Les Epoux, (Modigliani 1913, olio su tela), Cariatide, (Modigliani 1914, tempera su carta); Ritratto femminile (Modigliani, 1917, dipinto a olio); Ritratto di Moricand (Modigliani, 1915, olio su tela). Per il giudice di primo grado però i sei imputati non sapevano che parte delle opere non fossero del pittore livornese.
Per le sue battaglie contro i falsi qualcuno lo chiamò “Don Chisciotte”. Una cosa è certa: fu anche grazie a Pepi che si riscoprirono e apprezzarono a dovere i Macchiaioli toscani.
Pepi viveva in una sorta di casa-museo dove aveva stipato i suoi “tesori”: migliaia di opere, oltre a disegni e documenti preziosi. Ovviamente i protagonisti erano i Macchiaioli e Modigliani.
Fondatore dell’Istituzione Casa Modigliani, Pepi aveva ha creato un centro studi con libri e documenti sull’artista.
La Regione Toscana fa sapere che sarà al fianco del Comune di Crespina Lorenzana per sostenere la nascita della fondazione che porterà avanti l’eredità culturale di Carlo Pepi.

