Inizia con questo articolo, a poche ore dall’atteso esordio in Serie A, la nuova rubrica di Francesco Fasulo su L’Arno.it, “il Raccattaballe”. Buona lettura.
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Stasera a Bergamo sembra di vivere in un fumetto disegnato da Zerocalcare, roba forte da pubblicare. Da una parte l’Atalanta di Juric, l’uomo che si gioca la carriera ogni volta che mette piede in panchina, sempre col ghigno da professore di ginnastica incazzato. Dall’altra il Pisa di Gilardino, il violino che suona leggero : da “campione del mondo” a possibile “allenatore topolino” il passo è breve, soprattutto quando ti presenti al Gewiss a fare il romantico col quasi 4-3-3.
I nerazzurri (pota pota) entrano in campo con la fame di chi deve confermare che Bergamo ormai è una città Champions, nonostante Gasperini sia ormai lontano (all’odiata giallorossa).
I pisani invece sfilano con il solito drappello di fedelissimi che hanno speso per biglietto 50 euro e due notti insonni tra i pensieri per fare o no la tessera del tifoso: una tessera che non serve a una… se non a ricordarti che per vedere la tua squadra devi passare più burocrazia che per emigrare in Australia.
Lo stadio è uno spettacolo: luci moderne, spalti verticali, il cemento che sembra abbracciare il campo. “Meraviglioso”, dicono tutti. E in effetti, per i pisani che arrivano con il ricordo della vecchia Arena Garibaldi – Romeo Anconetani (mai la chiameremo come volete voi) con i seggiolini sbrecciati, sembra di entrare a teatro. Dicono da Pisa che ora è cambiatissima. Sperem.
Gilardino prova a rispondere con le sue solite facce buone e dichiarazioni educate, ma ogni minuto che passa sa che qui si gioca più della partita: si gioca la faccia, la panchina, forse pure la carriera.
A Bergamo non perdonano e a Pisa neanche: se non corri, se non picchi, se non sputi sangue, la Curva ti fischia come all’opera.
E mentre i nerazzurri spingeranno i pisani reggeranno a modo loro, con quella mentalità da “tanto noi ci si diverte lo stesso”. Perché il Pisa è questo: più che vincere, sopravvivere, e raccontarlo poi in osteria, tra una bestemmia e una risata.
Stavolta però siamo on fire e ci importa una bella sega.
Bona Ugo, forza Pisa.
Francesco Fasulo

