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Mare sempre più caro e non per tutti

- Economia, Primo piano
12 Agosto 2025

Di anno in anno le cifre richieste per il noleggio di ombrellone e sdraio crescono sempre più e, con gli stipendi inchiodati da decenni e il potere di acquisto che si erode un pezzettino alla volta, diversi stabilimenti balneari quest’anno si sono ritrovati molti posti liberi. Ne è nata la solita polemica con la politica che ama infilare tutto nel tritacarne mediatico sputando sentenze e improvvisando analisi che lasciano il tempo che trovano. “C’è la crisi, i bagni restano semivuoti…”. “Non è vero, niente crisi…”.

Una cosa è certa: chi fatica ad arrivare in fondo al mese, sia pure con due stipendi, spesso non è nelle condizioni di poter sborsare svariate decine di euro tra carburante, parcheggio auto, accesso agli stabilimenti, pranzo e qualche piccolo genere di conforto (gelato o bibita). Il mare ad accesso libero è sempre più un miraggio e se si vuole avere qualche servizio bisogna mettere mano senza indugio al portafogli.

A conti fatti spesso conviene prendere l’aereo e andare a farsi il bagno in qualche isola greca, trovando prezzi più abbordabili, pasti compresi. Restare in Italia, specie in talune zone, è diventato un vero e proprio lusso. Chi vive in certe località rinomate, teoricamente “fortunato” per non dover spendere soldi per andare al mare, in realtà fa fatica, non potendosi permettere di spendere cifre folli per avere ombrellone e sdraio (o lettino). Restano le spiagge libere attrezzate (sempre più piccole) oppure quei fazzoletti di arenile senza nulla che, sporcizia a parte, consentono di farsi un bagnetto a costo zero. Ma non ovunque: vedi le ultime polemiche di quest’anno su alcuni accessi al mare addirittura con i tornelli oppure i discutibili controlli delle borse frigo per vedere se uno ha l’ardire di volersi portare sulla spiaggia qualcosa da mangiare, perché in certi luoghi è “proibito”.

Non ci interessa fare retorica spicciola, la realtá è sotto gli occhi di tutti: quella che un tempo era la classe media è stata letteralmente spazzata via. I prezzi sono schizzati in alto e molti non possono più godersi un periodo di riposo al mare, sui laghi o in montagna. Qualcuno pensa di avventurarsi in zone d’Italia meno care, ad esempio al Sud, ma deve mettere in conto i costi non proprio esigui del viaggio (tra carburante e pedaggi), le avventure nelle aree di sosta senza spazi dove potersi mangiare un panino portato da casa per non spendere otto-nove euro per comprarne uno nelle aree di ristoro dislocate lungo la rete autostradale, per non dire dell’acqua venduta a 2,90 euro a bottiglietta o 4 euro per la Coca Cola. E stendiamo un velo pietoso sulle condizioni dei servizi igienici in cui, ogni tanto, è inevitabile doversi fermare.

Se dovessi raccontare nei dettagli l’ultimo viaggio di oltre mille km che ho fatto, direzione Sud, ne verrebbe fuori un film dell’orrore. Il pensiero finale, sentendomi spremuto come un tubetto di maionese, preso in giro per ciò che ho strapagato e decisamente fortunato per non essere rimasto coinvolto in code di ore per qualche incidente imprevedibile, è solo questo: ma chi me/ce lo fa fare? Si salvi chi può!

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Giornalista.

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