Chiariamo subito una cosa: ciò che è accaduto di recente vicino alla stazione di Pisa non è colpa del sindaco né della giunta. Ma cosa è successo? L’ennesima rissa con bottiglie rotte utilizzate come armi, in una calda sera di luglio prima che arrivasse il buio. È successo il 15 luglio, quando due persone hanno iniziato a litigare e, dopo un po’, si sarebbero affrontati con i vetri di una bottiglia. Qualcuno ha ripreso la scena che, nel giro di poco tempo, è finita sui social. Si sente qualcuno gridare aiuto mentre due uomini sono per terra, dove c’è del sangue. Alcuni militari presenti in zona per presidiare l’area sono prontamente intervenuti. Bene così, ma è indubbio che quanto è avvenuto prefigura un altro brutto capitolo in materia di sicurezza.
C’è chi torna a invocare la “zona rossa“, per allontanare in tempi rapidi, e senza troppi tentennamenti, chi per qualche motivo sia finito sul “libro nero” delle persone poco raccomandabili. Con controlli serrati certe zone verrebbero così “ripulite” dai soggetti più problematici. Forse però sposterebbe solo il problema di qualche centinaio di metri o pochi chilometri.
La criminalità per le strade si risolve militarizzando la città? Se ne discute da decenni. Sicuramente la presenza delle forze dell’ordine serve da deterrente, aumenta la “percezione di sicurezza” da parte dei cittadini e, in caso di bisogno, assicura un intervento in tempi rapidi.
Ma si può militarizzare un’intera città? Quanti uomini armati e quante “ronde” servirebbero per avere un minimo di copertura sufficiente in termini di sicurezza? Riflettiamoci. Il problema è più complesso di quanto si possa pensare.
Sbagliava chi, ieri, invece di affrontare il problema sicurezza parlava di errata percezione. E ugualmente sbagliava chi pensava di risolvere le cose facilmente, senza tenere conto che i poteri di un sindaco sono molto limitati in materia di sicurezza.
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